A firma di:
Marco Rosetti, Ceo & Owner DI Works
Elena Scarpelli, Consultant Industrial Designer DI Works
- Come e perché nasce RD+
- Un ecosistema dinamico e un vantaggio asimmetrico
- Tre fonti di conoscenza e quattro domini di innovazione
- Dal possibile al reale, dal Technology Matching al PoC
- Un futuro da costruire insieme
La piazza, l’incontro (anche quello occasionale), uno spunto inatteso, un insight arrivato per caso, una connessione, un principio sottostante: sono tutti ingredienti necessari per chi fa innovazione. Se diamo un contesto a questa visione, eccoci proiettati in un mondo fisico dove clienti e fornitori interagiscono fra di loro in una sorta di mercato di tecnologie, informazioni e materiali votato alla generazione di idee. Un processo letteralmente infinito, ma con un fine ben preciso: produrre nuovi concept che siano adottabili da chi li vuole fare propri (perché ritenuti utili) nelle varie forme disponibili di uso e di possesso.
Mi sono sempre chiesto come accelerare questo processo e la pandemia di Covid 19 ci sia venuta “in aiuto” (metto questo concetto fra apici ma sono convinto di questo pattern: le emergenze portano novità). Prima del lockdown invitavamo i nostri fornitori e i nostri clienti nel nostro studio di design, pagando in efficienza (gli spostamenti e l’occupazione di spazi) ma guadagnando in capacità in ideazione. Poi non è stato più possibile e per continuare a migliorare la relazione con i nostri partner abbiamo cercato un nuovo approccio, seguendo questo mio principio: quando non ci si può basare sugli atomi, ci si sposta sui bit.

Come e perché nasce RD+
Digitalizzare il processo è stato il primo passo, e anche il più semplice da compiere. Siamo nel 2020, recuperiamo una vecchissima piattaforma del 2014 dedicata all’apprendimento collaborativo (si chiamava “Lebu”) e la adattiamo a un “marketplace” dove clienti e fornitori si possono incontrare per scambiarsi esigenze e soluzioni da proporre. Abbiamo fatto con quello che avevamo, abbiamo visto la reazione positiva dei nostri “utenti” e così abbiamo preso coraggio e l’abbiamo sviluppata. Di fatto abbiamo introdotto i bit nel settore del design industriale. La traiettoria che abbiamo scelto per emergenza ha semplicemente intercettato (casualmente ma forse non troppo) una nuova tendenza che stava emergendo, unendo (senza saperlo) le variabili del caso e della necessità. E sono proprio questi due abilitatori di tutte le azioni umane ad aver contribuito all’evoluzione della nuova piattaforma, chiamata RD+, che di seguito spieghiamo come funziona.
Un ecosistema dinamico e un vantaggio asimmetrico
Cos’è RD+, oggi? È molto più di un archivio o di una banca dati. È uno strumento operativo e un ambiente dinamico di scambio. Dentro la piattaforma convivono infatti stimoli, insight e tecnologie raccolti e validati da DI Works per ispirare chi, nelle aziende, lavora ogni giorno per fare innovazione. RD+, così ci piace definirlo, è uno spazio che cresce continuamente e che restituisce una visione multi-industriale, capace di unire le intuizioni proprie di un settore con quelle di un altro. L’innovazione, ne siamo più che convinti, non nasce mai in un luogo solo, ma nel punto in cui due mondi si sfiorano. Ed è in quella frizione che RD+ trova il suo vero valore, ovvero sia la possibilità di far dialogare un produttore di tessuti con un fornitore di componenti elettronici, un designer di abitacoli con un ricercatore di biomateriali, un brand di lusso con una startup medtech. Ogni connessione potenziale diventa un nuovo modo diverso di guardare al prodotto.
L’aspetto più rivoluzionario di RD+ è dunque la sua asimmetria: non offre un punto di vista lineare, ma lavora come un prisma che rifrange l’innovazione da angolazioni inaspettate. Più concretamente, permette a chi opera nel fashion di imparare dall’automotive, a chi lavora nel medicale di scoprire ispirazioni nel packaging, a chi sviluppa componenti industriali di reinterpretarli attraverso la lente della scienza. Il suo punto di forza è la capacità di creare connessioni tra mondi diversi, proponendo nuove prospettive e generando vantaggi competitivi dove altri non li cercano. In un mondo di specializzazioni verticali, RD+ difende il valore dell’orizzontalità intelligente, della connessione tra discipline, della capacità di vedere nei limiti di un settore l’opportunità di un altro. Somma la contaminazione tra diverse discipline (che per noi è un metodo e non un effetto collaterale) alla condivisione di idee per facilitare la nascita di soluzioni innovative attraverso la collaborazione. Questa è la sua natura asimmetrica: non replica ciò che già esiste, ma ricombina ciò che era separato.
Tre fonti di conoscenza e quattro domini di innovazione
L’unicità di RD+ deriva da tre fonti complementari che alimentano costantemente la piattaforma:
- La ricerca indipendente e quotidiana del team DI Works, che scandaglia ogni giorno mercati e database per individuare materiali, processi e componenti realmente “game changer”.
- La rete di università, acceleratori e incubatori internazionali, con cui manteniamo un dialogo continuo per intercettare soluzioni innovative, spesso ancora in fase di sviluppo in laboratorio.
- La presenza a fiere ed eventi di settore, dove osservare da vicino come le tendenze diventano tangibili e come le connessioni umane restano la forma più autentica di apprendimento.
Ogni soluzione che entra in RD+ è filtrata attraverso le lenti dei nostri esperti, che ne valutano il livello di maturità tecnologica e la replicabilità industriale e misurano la responsività dei fornitori e soprattutto la loro disponibilità ad aprirsi alla contaminazione applicativa, ovvero la capacità di spostare una tecnologia da un settore all’altro, generando valore dove prima non esisteva.
Le innovazioni raccolte all’interno della piattaforma sono classificate rispetto a quattro grandi domini:
- Tecnologico: sensoristica, automazione, intelligenza artificiale, elettronica flessibile, smart system.
- Materico: nuovi polimeri, bio-compositi, tessuti funzionali, coating avanzati.
- Procedurale: metodi di produzione, finissaggi, soluzioni di tracciabilità e sostenibilità.
- Applicativo: casi studio di successo, PoC già validati, esempi concreti di trasferimento tecnologico.
Questa architettura consente alle aziende di esplorare il settore di competenza (e nel caso anche uscirne) seguendo percorsi personalizzati e costruiti sui loro obiettivi.
Dal possibile al reale, dal Technology Matching al PoC
RD+ non si limita a ispirare ma aiuta le aziende a trasformare le idee in progetti concreti. Come? Attraverso il Technology Matching, un servizio che incarna la competenza chiave di DI Works: individuare, selezionare e validare le realtà in grado di portare un’idea dallo status di concetto a quello di materia. Ogni mese, le aziende che utilizzano la piattaforma ricevono input personalizzati (use case tecnologici coerenti con le proprie esigenze e completi di analisi, punti di differenziazione e livello di maturità tecnologica) e possono di conseguenza attivare un percorso di sperimentazione fino allo sviluppo di un Proof of Concept.
RD+ non funziona quindi come un catalogo bensì come un “dispositivo” di accelerazione della conoscenza che riduce la distanza tra scouting, decisione e prototipazione. Ogni progetto diventa un esperimento misurabile, ogni esperimento un potenziale prodotto.

C’è poi un altro valore meno visibile, ma altrettanto strategico per le aziende partner di RD+: la possibilità di strutturare e conservare la propria conoscenza interna, di archiviare materiali testati, fornitori validati, report di ricerca e osservazioni di laboratorio in un unico ambiente digitale. Un patrimonio di dati che non resta statico in quanto arricchito e aggiornato continuamente da DI Works, creando una vera e propria intelligenza condivisa a disposizione dei team R&D. In un contesto in cui la velocità del cambiamento supera i cicli di sviluppo tradizionali, RD+ aiuta a risolvere il disordine dell’innovazione, traducendolo o in un processo organizzato, tracciabile e orientato all’azione.
Un futuro da costruire insieme
Come ogni organismo vivente, RD+ è in continua evoluzione. Ogni aggiornamento, ogni nuovo modulo, ogni caso di successo lo rende sempre più un sistema integrato per la gestione dei processi di innovazione.
Il nostro obiettivo è chiaro: farne il punto di riferimento per tutte quelle aziende che desiderano espandere le proprie opportunità di progettazione e gestire in modo più efficace le attività di sperimentazioni che nascono dalle sinergie alimentate dalla piattaforma.
L’innovazione non è una scintilla isolata, ma un campo di forze in movimento continuo. E quando trova il giusto spazio per incontrarsi – fisico o digitale che sia – non ha più bisogno di essere cercata. Accade. E tutto cambia.
Contamination + Sharing = Innovation
By:
Marco Rosetti, Chief Executive Officer and Owner of DI Works
Elena Scarpelli, Consultant Industrial Designer at DI Works
The square, the meeting (even the occasional one), an unexpected cue, an insight that arrives by chance, a connection, an underlying principle: these are all essential ingredients for anyone working in innovation. If we give context to this vision, we find ourselves projected into a physical world where clients and suppliers interact in a kind of marketplace of technologies, information, and materials aimed at generating ideas. A literally endless process, but with a very specific goal: to produce new concepts that can be adopted by those who wish to make them their own (because they find them useful), in the various available forms of use and ownership.
I have always wondered how to accelerate this process, and the Covid-19 pandemic came to our “aid” (I put that in quotes, but I truly believe that emergencies drive novelty). Before the lockdown, we used to invite our suppliers and clients into our design studio—losing some efficiency (travel and space usage) but gaining in ideation power. When that was no longer possible, we had to find a new approach to keep strengthening our relationships with partners, following this simple principle of mine: when you can’t rely on atoms, move to bits.

How and why RD+ was born
Digitizing the process was the first—and simplest—step. It was 2020. We retrieved a very old platform from 2014 originally created for collaborative learning (it was called “Lebu”) and adapted it into a “marketplace” where clients and suppliers could meet to exchange needs and proposed solutions. We worked with what we had, saw the positive reaction from our “users,” and that encouraged us to keep developing it. In essence, we introduced bits into the industrial design sector. The trajectory we chose out of necessity happened to (perhaps not so accidentally) align with an emerging trend—bringing together, unknowingly, the variables of chance and need. These two drivers of human action are precisely what fueled the evolution of our new platform, RD+, whose functioning we explain below.
A dynamic ecosystem and an asymmetric advantage
What is RD+ today? It’s much more than an archive or a database. It’s an operational tool and a dynamic environment for exchange. Within the platform coexist stimuli, insights, and technologies collected and validated by DI Works to inspire those who, within companies, work every day to innovate.
RD+, as we like to define it, is a space that continuously grows and delivers a multi-industrial vision—capable of merging insights from one sector with those from another. Innovation, we are convinced, never originates in one place alone; it emerges at the intersection where two worlds meet. And it is within that friction that RD+ finds its real value—the possibility of connecting a textile manufacturer with an electronics supplier, a car interior designer with a biomaterials researcher, or a luxury brand with a medtech startup. Every potential connection becomes a new way to look at products.
The most revolutionary aspect of RD+ lies in its asymmetry: it doesn’t offer a linear point of view but rather works like a prism that refracts innovation from unexpected angles. More concretely, it allows those in fashion to learn from automotive, those in medical to draw inspiration from packaging, and those developing industrial components to reinterpret them through the lens of science.
Its strength lies in creating connections between different worlds, offering new perspectives and generating competitive advantages where others don’t look. In a world dominated by vertical specializations, RD+ defends the value of intelligent horizontality—the connection between disciplines, and the ability to see in one sector’s limits the opportunity of another. It combines cross-disciplinary contamination (for us, a method, not a side effect) with the sharing of ideas to facilitate the birth of innovative solutions through collaboration.
This is its asymmetric nature: it doesn’t replicate what already exists but recombines what was previously separate.
Three sources of knowledge and four domains of innovation
The uniqueness of RD+ comes from three complementary sources that constantly feed the platform:
- Independent, daily research by the DI Works team, scanning markets and databases to identify truly game-changing materials, processes, and components.
- A network of universities, accelerators, and international incubators, with which we maintain continuous dialogue to identify emerging innovations—often still in the lab stage.
- Presence at trade fairs and industry events, to observe firsthand how trends become tangible and how human connection remains the most authentic form of learning.
Every solution entering RD+ is filtered through the eyes of our experts, who assess its technological maturity, industrial scalability, supplier responsiveness, and—above all—their openness to cross-application contamination: the ability to transfer a technology from one sector to another, generating value where none existed before.
The innovations gathered in the platform are classified under four main domains:
- Technological: sensors, automation, artificial intelligence, flexible electronics, smart systems.
- Material: new polymers, biocomposites, functional fabrics, advanced coatings.
- Procedural: manufacturing methods, finishing, traceability, and sustainability solutions.
- Applicative: successful case studies, validated PoCs, and concrete examples of technology transfer.
This architecture enables companies to explore their own field (and even go beyond it) following personalized paths built around their goals.
From the possible to the real — from Technology Matching to PoC
RD+ doesn’t stop at inspiring—it helps companies turn ideas into concrete projects. How? Through Technology Matching, a service that embodies DI Works’ core expertise: identifying, selecting, and validating the entities capable of taking an idea from concept to matter.
Each month, companies using the platform receive personalized inputs (technology use cases consistent with their needs, complete with analysis, differentiation points, and technological maturity levels). They can then activate an experimentation path leading to the development of a Proof of Concept (PoC).

RD+ therefore doesn’t function as a catalog but as a knowledge acceleration device that shortens the distance between scouting, decision, and prototyping. Every project becomes a measurable experiment, every experiment a potential product. A data heritage that doesn’t remain static, as it is constantly enriched and updated by DI Works—creating a truly shared intelligence available to R&D teams. In a context where the pace of change outstrips traditional development cycles, RD+ helps resolve the chaos of innovation, translating it into an organized, traceable, and action-oriented process.
A future to build together
Like any living organism, RD+ is constantly evolving. Each update, new module, and success story makes it an increasingly integrated system for managing innovation processes.
Our goal is clear: to make it the reference point for all companies wishing to expand their design opportunities and more effectively manage experimentation activities born from the synergies nurtured by the platform.
Innovation is not an isolated spark but a field of forces in continuous motion. And when it finds the right space to meet—physical or digital—it no longer needs to be sought.
It happens. And everything changes.


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