Abbiamo imparato a lavorare con gli agenti per fare design di prodotto, ecco come

by DI Works Team

Elena Scarpelli, resp. Interactive Information Design, Tommaso Castelli, CEO i2d, Marco Rosetti, Ceo & Owner DI Works e Presidente i2d

Contents Index (indice dei contenuti)

  1. Junior Agent vs. Senior Agent: vince…l’intelligenza
  2. Elena Scarpelli: “La vera sfida è rimettersi in discussione per individuare dove l’intelligenza biologica resta davvero differenziante”
  3. Tommaso Castelli: “ll vero valore non sarà nella potenza della tecnologia: conterà sempre di più la capacità dell’umano di capire cosa delegare all’AI e cosa no”.  
  4. Elena Scarpelli: Elena è un’industrial designer che guida l’Area Interactive Information Design di DI Works, dove sviluppa progetti che uniscono informazioni, tecnologie e customer experience in prodotti fisici e digitali. Con un approccio trasversale, lavora su innovazione di prodotto, scouting tecnologico e ricerca strategica nei settori della moda di lusso, dell’elettronica di consumo, dell’occhialeria, del food & beverage, della cosmetica e della circular economy. Collabora con i2d per integrare metodologie e strumenti di AI nei flussi di lavoro e nei processi di innovazione, con l’obiettivo di generare soluzioni avanzate ed asimmetriche per i propri clienti.
  5. Junior Agent vs. Senior Agent: and the winner is… intelligence
  6. Elena Scarpelli “The real challenge is to question ourselves again to identify where biological intelligence really remains differentiating.”
  7. Tommaso Castelli “The real value will not be in the power of technology: what will matter more and more is the human ability to understand what to delegate to AI and what not.”

Junior Agent vs. Senior Agent: vince…l’intelligenza

Dopo questa riflessione, arrivo al tema che rimanda al titolo di questo articolo. In azienda abbiamo pensato a come poter trarre vantaggio dall’impiego dei modelli LLM (Large Language Model) prima e degli AI Agent poi. La mia personale impressione? È un’evoluzione continua, perché impariamo ogni giorno, scambiandoci informazioni sul come fare cosa in modo informale e naturale. Ed è appassionante. Le frasi più frequenti che sento rimbalzare nel team riflettono energia e voglia di collaborare e di sperimentare insieme: “ma allora potremmo…” oppure “ma lo sai che ho scoperto che se…” e ancora “adesso provo a vedere come possiamo fare, di sicuro possiamo provare…”. Parole che in qualche modo rivelano il desiderio che l’intelligenza artificiale possa tutto. E sappiamo già che è proprio così.

Elena Scarpelli: “La vera sfida è rimettersi in discussione per individuare dove l’intelligenza biologica resta davvero differenziante

Negli ultimi tre anni – e i clienti ce lo confermano – quel margine distintivo e differenziante rimane la capacità umana di dare un senso mantenendo il controllo della complessità tangibile e quindi collegare segnali deboli, pesare vincoli, leggere i contesti. Il nostro lavoro, quando progettiamo agenti AI, diventa di conseguenza tradurre l’esperienza diretta in una “formula” operativa, rendendo espliciti i criteri impliciti, nominando le sfumature, decidendo cosa conta e perché.  

Questo è il vero esercizio intellettuale che fa la differenza e che conferma la bellezza del lavoro di un product designer, oggi sempre di più chiamato a guardare con attenzione al dettaglio, nella sua unicità e rispetto del contesto in cui quel dettaglio vive. Progettare seguendo questo schema significa ragionare sui meccanismi che l’interazione con l’ambiente innesca e vestire di parole le percezioni emotive e sensoriali affinché possano essere condivise, verificate e replicate. 

Quando questa grammatica del senso è chiara, abbiamo gli ingredienti per farci capire dalla macchina e per avviare una collaborazione davvero positiva con essa: all’agente affidiamo l’elaborazione del significante (la strutturazione dei dati, l’esecuzione, la coerenza operativa) mentre all’umano resta il valore del significato (l’interpretazione, la scelta, la responsabilità). In questo equilibrio, tecnologia e competenza non si sovrappongono, bensì si potenziano. Aumentando il valore del risultato finale.

Tommaso Castelli: “ll vero valore non sarà nella potenza della tecnologia: conterà sempre di più la capacità dell’umano di capire cosa delegare all’AI e cosa no”.  

Gli agent si basano sul framework ReAct, Reasoning + Acting: 

  • Reasoning: l’agente AI non si limita a rispondere, ma riflette sui passaggi logici necessari. 
  • Acting: l’agente può eseguire azioni concrete, come cercare informazioni, usare un database o collegarsi a un sistema esterno. 

Rispetto alla chat tradizionale, fondata su un semplice “loop” domanda e risposta, o rispetto alle routine statiche che automatizzano un processo sempre uguale, gli agenti permettono di gestire la variabilità delle operazioni. 

Si passa così da compiti semplici, come la compilazione di un form con domande simili ma in ordine diverso, a compiti molto più complessi, come la scrittura di codice con gestione delle eccezioni. 

Quello che trovo davvero affascinante è la prospettiva per le persone: con gli agenti non si tratta solo di ridurre la ripetitività delle attività, ma di poter orchestrare più flussi operativi in parallelo, gestiti da una stessa persona o dallo stesso applicativo. In altre parole, l’agente non è un “assistente che risponde”, ma un collega digitale che agisce. 

Guardando avanti, credo che questi strumenti diventeranno un alleato naturale nel lavoro quotidiano. Ma il vero valore non sarà solo nella potenza della tecnologia, perché conterà sempre di più la capacità delle persone di capire cosa delegare alla macchina e cosa no.  

Sarà dunque fondamentale mantenere un punto di vista oggettivo sulle risposte, consapevoli che il modo in cui poniamo una domanda influenza molto l’output che fornisce l’AI. Il rischio che corriamo, altrimenti, è quello di cadere in un cosiddetto “confirmation bias”, ricevendo solo conferme rispetto a ciò che già pensiamo e che diamo per acquisito senza avere un vero contraddittorio.  

Elena Scarpelli: Elena è un’industrial designer che guida l’Area Interactive Information Design di DI Works, dove sviluppa progetti che uniscono informazioni, tecnologie e customer experience in prodotti fisici e digitali. Con un approccio trasversale, lavora su innovazione di prodotto, scouting tecnologico e ricerca strategica nei settori della moda di lusso, dell’elettronica di consumo, dell’occhialeria, del food & beverage, della cosmetica e della circular economy. Collabora con i2d per integrare metodologie e strumenti di AI nei flussi di lavoro e nei processi di innovazione, con l’obiettivo di generare soluzioni avanzate ed asimmetriche per i propri clienti.

Tommaso Castelli: Con una formazione in Ingegneria Gestionale e un percorso imprenditoriale nella gestione dell’hotel di famiglia, Tommaso guida le attività strategiche di i²d. È specializzato nella trasformazione dei processi e delle decisioni di business attraverso l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di aiutare le aziende a creare esperienze cliente sostenibili e scalabili. Coordina progetti di innovazione e sviluppo prodotto, lavorando a stretto contatto con data scientist e software developer, e porta in azienda una cultura internazionale maturata attraverso esperienze a Londra, Berlino, San Francisco e Vancouver.

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We have learned to work with agents to design products, here’s how

By Elena Scarpelli, Head of Interactive Information Design in DI Works, Tommaso Castelli CEO i2d, Marco Rosetti, CEO & Owner DI Works & i2d President

Junior Agent vs. Senior Agent: and the winner is… intelligence

After this reflection, I come to the topic referred to in the title of this article. In our company, we have been thinking about how to benefit from the use of LLM (Large Language Models) first and AI Agents later. My personal impression? It’s an ongoing evolution because we learn every day, exchanging information on how to do things informally and naturally. And it’s exciting. The most frequent sentences I hear bouncing around the team reflect energy and the desire to collaborate and experiment together: “but then we could…” or “do you know I discovered that if…” and again “now I’ll try to see how we can do this, surely we can give it a try…”. Words that somehow reveal the wish that artificial intelligence can do everything. And we already know that it actually can.

Elena Scarpelli “The real challenge is to question ourselves again to identify where biological intelligence really remains differentiating.”

In the last three years – and clients confirm this – that distinctive margin remains the human ability to make sense while keeping control of tangible complexity, and therefore to connect weak signals, weigh constraints, read contexts. Our work, when we design AI agents, consequently becomes translating direct experience into an operational “formula”, making implicit criteria explicit, naming nuances, deciding what matters and why.

This is the real intellectual exercise that makes the difference and that confirms the beauty of a product designer’s work, today increasingly called upon to pay close attention to detail, in its uniqueness and in relation to the context in which that detail lives. Designing following this scheme means reasoning about the mechanisms triggered by interaction with the environment and clothing emotional and sensory perceptions in words so that they can be shared, verified, and replicated.

Tommaso Castelli “The real value will not be in the power of technology: what will matter more and more is the human ability to understand what to delegate to AI and what not.”

Agents are based on the ReAct framework, Reasoning + Acting:

Reasoning: the AI agent does not just answer, but reflects on the logical steps required.

Acting: the agent can perform concrete actions, such as searching for information, using a database, or connecting to an external system.

Compared to traditional chat, based on a simple Q&A “loop”, or compared to static routines that automate a process always in the same way, agents allow variability of operations to be managed.

This ranges from simple tasks, such as filling out a form with similar questions in a different order, to much more complex tasks, such as writing code with exception handling.

What I find truly fascinating is the perspective for people: with agents, it’s not just about reducing repetitive tasks, but being able to orchestrate multiple operational flows in parallel, managed by the same person or the same application. In other words, the agent is not an “assistant that answers” but a digital colleague that acts.

Looking ahead, I believe these tools will become a natural ally in daily work. But the real value will not only be in the power of technology, because what will matter more and more is people’s ability to understand what to delegate to the machine and what not.

It will therefore be essential to maintain an objective perspective on responses, aware that the way we ask a question strongly influences the output provided by AI. Otherwise, the risk we face is falling into the so-called “confirmation bias,” receiving only confirmations of what we already think and take for granted, without having a true counterpoint.


Elena Scarpelli: Elena is an industrial designer who leads the Interactive Information Design Area at DI Works, where she develops projects that combine information, technologies, and customer experience in both physical and digital products. With a cross-disciplinary approach, she works on product innovation, technology scouting, and strategic research in the fields of luxury fashion, consumer electronics, eyewear, food & beverage, cosmetics, and the circular economy. She collaborates with i2d to integrate AI methodologies and tools into workflows and innovation processes, with the goal of generating advanced and asymmetric solutions for clients.


Tommaso Castelli: With a background in Management Engineering and an entrepreneurial path in managing his family’s hotel, Tommaso leads the strategic activities of i²d. He specializes in transforming business processes and decision-making through data analysis and artificial intelligence, with the goal of helping companies create sustainable and scalable customer experiences. He coordinates innovation and product development projects, working closely with data scientists and software developers, and brings to the company an international culture shaped by experiences in London, Berlin, San Francisco, and Vancouver.


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